Papà, voglio che tu capisca bene una cosa: dalle pinguine non sono stata bene, non mi importa cosa vuoi credere tu. Si, forse è stata la cosa meno peggiore, ma di certo non è stata una cosa buona. Smetti di essere così compiaciuto e fiero di me.
All'inizio ho cercato di far parte di quella specie di “società” di merda che tenevano in piedi le pinguine, come una persona normale, andando a cena e ai ritrovi etc. Ma tutto è cominciato con un'ansia sociale da paura. Non riuscivo a parlare con le vicine di stanza senza che mi diventassero appiccicose le mani e mi venisse il batticuore. Dopo non riuscivo neanche ad andare a cena. E neanche al corso di arrampicata. Andavo con i mezzi fino a marswiese, e poi aspettavo alla fermata dell'autobus dove mi veniva a prendere sofia. Passa ancora un po di tempo e non riesco a spiccicare parola con la cassiera. Sono stata zitta per due settimane senza parlare con nessuno. Quando ho riaperto bocca avevo la voce roca. E poi mi sorprendo che sono diventata stonata? Non so come facevo a svegliarmi la mattina, ma mi vestivo come capitava e andavo a scuola. Li non riuscivo a fare altro che essere indifferente. Mi comportavo da stronza apposta per fare in modo che i miei compagni non mi parlassero. Sentivo proprio che non me ne fregava un cazzo di niente. Mangiavo quello che capitava, quando capitava. Avevo una busta di zucchero da cui prendevo cucchiaiate ogni tanto, se non avevo pranzato o cenato. Le pinguine erano convinte che io non ci stessi neanche nella stanza, perchè non mi vedevano mai. Una volta non ho mangiato niente per due giorni, la mattina del terzo giorno mi sono alzata (haha manco fossi cristo) dal letto e sono svenuta. Sono andata a scuola che mi sentivo malissimo quel giorno. Non avevo neanche soldi e mi sentivo male, quindo ho chiesto alla golser un traubenzucker. A casa passavo i pomeriggi sdravaccata sulla sedia, e tu non hai mai visto la cicatrice, ma ogni giorno facevo la punta alla mia 3H e ripassavo la stessa striscia sulla pelle fino a che sanguinava. Invece su una mano mi strappavo a morsi sempre lo stesso pezzo di pelle, finchè ha fatto infezione. Dopodichè ho cominciato a darci su con il perossido di idrogeno. Ho ancora la bruciatura. Non è niente di che confronto a quello che fanno certe persone, ma pensa che io in quel momento non provavo nessuna emozione, anzi. Mi facevo del male per sentire qualcosa. Cercavo di farmi odiare dagli insegnanti, speravo di sentirmi in colpa. Mi sedevo con le gambe a penzoloni fuori dalla finestra solo per l'adrenalina. Andavo in giro la sera tardi, mi accodavo alle proteste, perche le persone li erano arrabbiate per qualcosa che ritenevano importante, e volevo provare la stessa cosa anche io. Ero arrivata ad un livello di apatia incredibile. E allo stesso tempo io cercavo di fare le cose di cui di solito si preoccupano gli adulti, tipo la colazione fighetta con müsli e yogurt fresco, oppure di fare sport o bere tot acqua al giorno, e quando non ci riuscivo mi sentivo una fallita. Delle scemenze mi preoccupavo. E nel frattempo passavo le notti in bianco, bevevo litri di tè raffreddato, e tranciavo rapporti che manco con una sega elettrica. E tu, mi sa che lo sapevi. Mi conosci e non sei scemo. Mi sa che quello che mi ha “salvato” sono stati i libri. Per questo ti ringrazio. Non riuscivo a sostenere delle relazioni o provare empatia verso le persone nella vita reale, ma con i libri andava meglio. Poi sono riuscita a fare un bel pianto, mi ha fatto bene. Da li in poi piano piano ho cominciato a riimparare a godermi un po la vita: essenzialmente facendo tardi a parlare con masha e lera. Eravamo ďaccordo che la mia backstory non era tragica quanto strana. Come mi hai detto una volta “se scrivessi la storia della mia vita mi direbbero che me la sono inventata” o roba del genere. Mi sembrava di essere in una serie tv all'ottava stagione, quando hanno già provato tutte le cose e non sanno più come tenere vivo l'interesse degli spettatori, allora cominciano a succedere le cose più assurde.
E comunque non passava un solo cavolo di giorno in cui non pensavo che volevo morire. Avevo già pianificato alcune cose, e aspettavo qualcosa che mi spingesse a farlo. Un po mi dispiaceva per voi, credevo che vi sareste dati la colpa a vicenda del mio suicidio, e poi non volevo che Ruth avesse un pezzo di infanzia così macabra. Ma un po pensavo anche che ve lo sareste meritato. È un pensiero orribile, e lo so, stavate male anche voi, ma cosa vuoi farci se lo pensavo per davvero.
Comunque, suppongo che ora può succedermi qualsiasi cosa, e io non avrò problemi. “Almeno non è come il mio ultimo anno a Vienna.” D'ora in poi, tutto liscio come l'olio. Con le conseguenze del trauma ci parlerò tra dieci anni o più. Magari quando sarete morti. Nel frattempo non mi ferma nessuno. Sono “cresciuta” davvero tanto. Ma si, forse ne è valsa la pena. Tu che ne dici?